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All’interno del barattolo, curated by Porter Ducrist, Temple Gallery, Rome, Italy, 2019

È passato un anno dall’ultima volta che gli artisti di In Situ hanno occupato gli spazi della Temple University di Roma, solo un anno seppur un anno carico, durante il quale In Situ ha ampliato la sua superficie e ha aggiunto sei nuovi artisti alla sua scuderia. Nuovi spazi, nuove idee che continuano a dialogare tra di loro e che cercano un punto d’incontro per portare avanti un messaggio comune. “All’interno del barattolo” rispecchia uno dei soggetti centrali della realtà periferica romana, lo spazio come contenitore o superficie nel quale si sviluppano idee e messaggi, imprescindibili dal recipiente nel quale vengono progettati e presentati. Quando un dipinto viene presentato, non lo si può estrapolare dal suo supporto, dalla sua cornice e da come viene allestito, la stessa cosa vale per qualsiasi opera, con qualsiasi tecnica. Il contenitore e il suo contenuto rimangono indivisibili, creando un messaggio che sarà interpretato dall’occhio dello spettatore il quale, spesso senza rendersene conto, si trova a sua volta in un contenitore. Questo dispositivo di alienazione conferisce all’individuo lo statuto di fruitore, quanto l’essere messa in mostra conferisce all’opera una nuova chiave di lettura, privandola di una parte della sua singolarità e portandola a essere parte di un tutto.
“All’interno del barattolo” diventa una “mise en abîme che sottolinea il fragile confine tra contenitore e contenuto, tra media e messaggio, fino a cortocircuitare questa frontiera tramite la forma e il gioco.
Dopo “Assurdità Contemporanea” la Temple University di Roma accoglie un nuovo progetto di Spazio In Situ, i cui artisti vivono quotidianamente il rapporto tra contenitore e contenuto attraverso la struttura dell’artist-run space a Tor Bella Monaca, spazio che intriga sia per le mostre che ospita e le opere che ci sono prodotte, che per l’utopistico progetto che aggrega undici artisti in un’unica realtà.
“All’interno del barattolo” è una forma di autoritratto da un certo punto di vista che permette al pubblico di integrarsi direttamente nelle problematiche identitarie di In Situ, il luogo, il mestiere di artista e il limite labile tra arte e reale. Si capisce con questa esposizione la differenza sia formale sia concettuale che separa gli artisti, ma si percepisce anche una grande coesione che invita lo spettatore ad interferire e interagire con le opere, facendo parte anche lui di questa grande messa in scena. Lo spazio espositivo si ritrova trasformato in una grande tela, nella quale le leggi del reale sono messe da parte e sulla quale ancora tutto può essere inscritto.